Metodologia della Ricerca Infermieristica e Rischio Clinico. Dalla teoria alla pratica. Presentazione di un progetto di ricerca

18,00 

Pubblicazione: settembre 2007
Volume di 168 pagine
ISBN: 978-88-299-1879-9
PICCIN

Esaurito

COD: pi1879 Categoria:

Descrizione

La presentazione di un libro è un’attività che può essere classificata in molti modi: frequentemente è una seccatura, spesso operazione di ordinaria amministrazione, raramente un lavoro interessante. Mai un privilegio. Questo volume rappresenta la vera eccezione che conferma la regola. Si tratta di un libro che per me è un vero privilegio presentare, per una serie di ragioni che qui di seguito cercherò di sintetizzare. Innanzitutto si tratta di un libro che trova le sue origini in un progetto di ricerca e non nella volontà degli Autori di manifestare la loro autoreferenziata competenza su un determinato argomento. In altri termini gli Autori hanno messo a punto una ipotesi di lavoro, la hanno realizzata e offrono al lettore le conclusioni ed i risultati della ricerca. Questo significa alimentare quel particolare genere di ricerca definita «traslazionale» che caratterizza gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico e ne definisce la missione. In secondo luogo perché gli Autori mettono a disposizione della Comunità medica uno strumento operativo di rara chiarezza espositiva, ricco di un inusuale rigore metodologico, che si rivelerà di estrema utilità per ogni Operatore sanitario che desideri confrontarsi con l’argomento trattato. In questo ultimo punto risiede soprattutto il mio privilegio: la gestione del rischio clinico è la punta avanzata del nuovo rapporto operatore sanitario-paziente/cliente come è andato delineandosi negli ultimi anni. Affrontare questo tema significa mettere a punto sistemi di protezione del Paziente/cliente relativamente alla sua vita e alla sua qualità di vita: vuol dire realizzare compiutamente i valori del sistema bioetica che deve improntare ogni atto sanitario. Prof. Roberto Weinstein Direttore scientifico IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi, Milano Prefazione L’idea che ha portato alla stesura di questo testo è nata dall’esigenza di inserire, o per lo meno di tentare di inserire, l’infermiere e qualsiasi altra figura professionale coinvolta nel processo di cura e assistenza alla persona, nella gestione e nella prevenzione del rischio clinico. Si sono prodotti numerosi testi, articoli, convegni sull’argomento, sicuramente attraenti e attuali, secondo i dettami di una regola non scritta e non normata per cui, per un certo periodo, non si può non organizzare un evento formativo o informativo senza utilizzare determinati temi, come era la qualità totale un decennio fa, come era il governo clinico qualche anno fa, e come è il rischio clinico oggi. Se talvolta si tratta di esercizi semantici o di abitudine a seguire il pensiero dominante, nella maggior parte dei casi si tratta di una effettiva volontà di conoscenza e di curiosità scientifica e professionale di approfondire argomenti che sono importanti per il lavoro di tutti i giorni e che, una volta assimilati, entrano nel comportamento routinario, aiutando a migliorare l’efficienza delle cure. La difficoltà principale che si incontra nell’affrontare l’argomento del rischio clinico è la scarsità e la genericità dei testi a disposizione. In particolare, i testi sono sempre ben congegnati sull’assunto teorico che sta alla base dell’argomento, ma non sono, o sono di rado, accompagnati da esperienze ed esempi che possano essere effettivamente compresi e ripetuti in altri ospedali e in altri ambienti sanitari. Lo svolgimento del testo include, proprio per questo motivo, una parte di esempio, assolutamente empirico e migliorabile, ed anche criticabile, ma che ha la forza di un’esperienza diretta e vissuta dal personale di assistenza. Il punto cruciale della gestione del rischio clinico è la partecipazione. Superare gli estremi del contratto di lavoro e della buona volontà è fondamentale per capire l’importanza di una partecipazione attiva e fattiva nell’elaborazione dei processi che riducono il rischio per il paziente, per il professionista, per l’ambiente. Crediamo che il legame, l’equilibrio, il contrasto, la contraddizione, l’emozione che si frappongono tra l’esperienza cumulativa, tipica espressione del progresso della scienza e anche della medicina, e l’esperienza personale, che ciascun operatore dell’assistenza pone nella propria attività, siano al massimo livello evidenziate nella partecipazione a programmi di gestione del rischio clinico. In un magnifico libro autobiografico di Kenzaburo Oe, giapponese premio Nobel per la letteratura, intitolato Un’esperienza personale, si racconta della nascita di un bimbo malformato, avviato verso una disabilità mentale grave. Al padre, nella pagina centrale del libro, un medico dice: «La medicina è un’esperienza cumulativa. Da casi come quello di suo figlio potremo trarre indicazioni per futuri casi dello stesso tipo». Il che è vero: la medicina si basa su statistiche, esperienze pubblicate, raccolte di casi e di esiti di procedure diagnostiche e terapeutiche. È altrettanto vero ed evidente il contrasto con il titolo del libro, l’esperienza personale. La professione sanitaria deve tener conto di entrambe le realtà, deve considerare il lavoro e l’esperienza di ciascun operatore e deve considerare il paziente e la sua esperienza, in particolare nel momento in cui qualcosa di avverso o non programmato avviene all’interno dell’ospedale. Il testo che presentiamo ha un valore per tutti gli operatori del nostro ospedale che hanno partecipato attivamente al progetto da cui è scaturito. Avrà un maggior valore quando dalle opinioni, dagli scambi di esperienze, dalle riproposizioni delle esperienze, positive o anche negative, di tutti i lettori, nascerà un’esperienza condivisa. Gli Autori

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