Interazioni farmacologiche dei farmaci anti-epatite C e B

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Minerva Medica
CD-ROM
ISBN-13 978-88-7711-797-7

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COD: mi1797 Categoria:

Descrizione

Il trattamento farmacologico con antivirali ha rivoluzionato la storia della medicina a partire dal 1987 quando è stata disponibile la zidovudina (AZT) per il trattamento della sindrome da immunodeficienza acquisita nei pazienti affetti da infezione da HIV; da allora la terapia antiretrovirale si è continuamente e costantemente evoluta con l’associazione di più farmaci con differenti meccanismi di inibizione della replicazione virale e il raggiungimento di un controllo ottimale dell’infezione, della progressione della malattia e dell’insorgenza di resistenze (HAART, Highly Active Antiretroviral Therapy). Un’esperienza analoga è stata osservata nel trattamento con gli analoghi nucleos(t)idici nell’epatite cronica da HBV in cui a partire dalla lamivudina fino ad arrivare ad entecavir e tenofovir l’ottenimento di una viremia stabilmente negativa ha migliorato significativamente la sopravvivenza dei pazienti infetti riducendo le complicanze e l’evoluzione verso la cirrosi epatica. L’utilizzo clinico degli inibitori della proteasi nell’epatite cronica da HCV, al momento disponibili solo per il genotipo 1, telaprevir e boceprevir, ha allo stesso modo aperto la strada verso una rivoluzione della gestione della terapia del’epatite C. Per la prima volta infatti è possibile ottenere percentuali di successo terapeutico elevate anche nei pazienti con caratteristiche sfavorevoli o in coloro che hanno già fallito un precedente trattamento con la terapia standard. Nei prossimi anni si assisterà inevitabilmente ad una continua evoluzione della terapia per l’epatite C con l’arrivo di nuovi farmaci (DAA, direct acting antivirals) e di combinazioni terapeutiche senza interferone (IFN) che permetteranno di trattare anche i pazienti che erano stati esclusi per controindicazioni assolute all’utilizzo di IFN. Se da una parte la terapia evolverà verosimilmente verso una combinazione di un numero sempre più limitato di compresse e la gestione clinica sarà significativamente più semplice, non si deve dimenticare dall’altro lato che le interazioni farmacologiche dei nuovi DAA si prospettano talvolta complesse e delicate in presenza di altre terapie già assunte dai pazienti e pertanto si ritiene che un’adeguata conoscenza di esse e della farmacologia di queste nuove molecole possa essere un valido aiuto per il medico che affronta un nuovo percorso di trattamento.

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