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Ciò di cui siamo fatti. Una introduzione allo studio dell’organismo umano

di Renato Scandroglio

Pensando alla dottrina classica alla meccanica quantistica alla scienza della complessità e alla medicina clinica

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Descrizione

Pensando alla dottrina classica alla meccanica quantistica alla scienza della complessità e alla medicina clinica

In questo testo l’autore Renato Scandroglio sposa facendosene interprete, per descrivere “ciò di cui siamo fatti”,  il convincimento espresso dalla scienza della complessità per la quale la materia è, sostanzialmente, una realtà di relazioni che configurano una rete a invarianza di scala in un contesto di squilibrio controllato, ai margini del caos, nel quale si intrecciano meccanica classica, meccanica sistemica e meccanica quantistica.

Lo fa con un percorso che pone l’accento proprio sul mondo olistico, che nasce dalle relazioni che le “parti” dei viventi intrattengono, auto-organizzandosi e riorganizzandosi continuamente in sistemi ora virtuali, ora caratterizzati anche in termini morfologici; sostenute in ciò dalla sovrapposizione di stati che si manifesta nella loro rete di nicchie quantistiche.

In particolare stigmatizza la condizione di indeterminatezza e di impredicibilità che le interazioni suscitano, rispettivamente, nel nanomondo degli atomi, dove sono entangled, e nel microfono delle molecole, dove sono per lo più circolari e solo raramente lineari.

Perseguendo con ciò anche l’intento di sottolineare come in questo campo, così stando le cose, la conoscenza non possa che essere, inesorabilmente, solo “approssimata”. Diversamente da quanto sostiene la cultura deterministica, tuttora imperante, che invece, di fatto, ignora la complessità delle reti e ha sempre creduto e crede tuttora nelle certezze del “cogito” cartesiano; con la conseguenza che i relativi giudizi e soprattutto i comportamenti che ne derivano sono, sovente, tassativi, quando invece devono necessariamente essere sempre improntati all’umiltà e alla massima prudenza. Vuoi, conclude l’Autore, per il mistero che i viventi ancora oggi custodiscono bene sotto la coltre macroscopica che li rappresenta ai sensi, mimetizzando le interazioni e isolando le nicchie quantistiche, vuoi per non interferire inopinatamente nei processi autonomi e naturali che li caratterizzano e che al più devono essere aiutati a ritrovarsi. Quando si fossero inpinatamente smarriti. Complice l’ambiente.

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